5° giornata Bolzano passo del Sella Pordoi, Campolongo, Gardena, Bolzano. Km 154


Era la tappa più lunga e con il maggior dislivello anche se nessuna delle salite presentava le pendenze che si erano dovute superare nei giorni precedenti.


Partenza alle 7.30 verso Ponte Gardena nella strada un po’ mangia e bevi affrontata sempre risparmiando la gamba, chiacchieravo tranquillamente con De Lucia, quest’anno si era finalmente depilato le gambe, mi ha raccontato che è stato un incidente; aveva fatto una prova su una gamba per vedere se funzionava il rasoi per tosare il cane, il rasoio aveva funzionato anche troppo si era ritrovato con una finestrella sulla gamba depilata quindi aveva dovuto completare l’opera.


Questa era la sua versione dei fatti…


De Lucia si era dovuto fermare per un piccolo guasto tecnico, lo aspettato per aiutarlo a rientrare seguendo la lunga teoria delle ammiraglie come avrebbe detto Adriano De zan.


In coda al gruppo ho trovato Daniele intenzionato a non mollarmi e a controllarmi per tutto il percorso; ce la siamo presa proprio comoda, insieme siamo arrivati al ristoro di Selva Val Gardena mentre tutti stavano ripartendo, non c’era più niente da mangiare, fortunatamente gli addetti erano stati previdenti, infatti, dopo un po’ hanno dato fondo alla riserva strategica, avevano nascosto alcune crostate e frutta secca.


Siamo ripartiti tra gli ultimi dietro c’era Borrani, molto stanco, ed Enzo a fargli compagnia; sempre con il solito passo cicloturistico siamo giunti in cima al Sella e quindi sul Pordoi dove era posto il secondo ristoro che erano gia l’una passata.


Dopo un po’ è sopraggiunta anche Alexandra, molto affaticata ed affamata, ho così saputo che soffre di diabete e che pertanto doveva stare molto attenta all’alimentazione, ha preso alcune mele, della frutta secca e del parmigiano; rifocillati abbiamo affrontato la discesa poi il terzo passo il Campolongo, quello più facile. Arrivati a Corvara ci siamo fermati io ho preparato la borraccia per le grandi occasioni, acqua un po’ di coca-cola, un po’ di miele, e un tubetto di maltodestrine, anche se avevo mangiato sul Pordoi non volevo certo andare in crisi di fame proprio sull’ultima salita cronometrata.


Alexandra è partita promettendoci di aspettarci al traguardo, con Daniele abbiamo affrontato la salita controllandoci a vicenda, dopo un po’ ha incominciato a piovere, era la prima vera pioggia che incontravamo durante il giro e in salita non dava particolarmente fastidio, il passo era buono ogni tanto prendevo un sorso dalla borraccia, ma, più su che si andava più la pioggia aumentava.


Come sullo Stelvio, Daniele ad un certo punto ha cominciato ad allungare, resistevo bene al mozzo; ma negli ultimi tornanti il cuore è andato fuori soglia, il cardiofrequenzimetro ha cominciato a pigolare, poi si è messo il telefonino a suonare, nel silenzio dell’ascesa si sentivano solo il pezzo di Vivaldi per flauto che aveva registrato mia figlia e il cardio, ormai si tratta di poche centinaia di metri e non volevo cedere; ho perso solo una ventina di secondi che sommati ai dieci facevano comunque un handicap difficilmente recuperabile nell’ultima salita.


In cima ci aspettava l’ammiraglia, oltre a Stefano del Re che ha fatto alcuni commenti sul nostro stato di forma c’erano Enim ed Enzo che, a seguito del ritiro di Alberto Borrani, aveva deciso di non continuare da solo e aveva tagliato dal bivio direttamente sul Passo Gardena; mi sono cambiato per affrontare la discesa, non potevo fare altro, l’ammiraglia era piena come un uovo.


Daniele invece si è messo la mantellina ed è partito, naturalmente Alexandra aveva fatto bene a non aspettarci sotto la pioggia, che, nel frattempo, si era trasformata in grandine ed in un nubifragio.


Ben presto ero di nuovo bagnato fino alle ossa; la discesa fino a Selva, dove era previsto il pranzo è stata un calvario; mi sentivo anche un po’ in colpa per aver sollecitato Alexandra a fare anche questa tappa; se avevo freddo io che sono dotato di discrete riserve di grasso, Alessandra, così magra, rischiava di stare davvero male.


A Selva ho visto la bici di Alexandra, mi sono rassicurato, fino a quel punto bene o male era arrivata, volevo cambiami di nuovo gli indumenti, ero stato abbastanza previdente ed avevo altro vestiario asciutto ma l’ammiraglia era già ripartita; dopo aver mangiato un po’ sono ripartivo con il secondo gruppo dietro la macchina dell’organizzazione, malgrado fosse diminuita un po’, la pioggia era ancora fredda interno ai 1500 metri, tremavo, fortunatamente più scendevo minore era la pioggia e la temperatura si alzava.


A Ponte Gardena non pioveva più, e faceva anche abbastanza caldo, non era certo un problema affrontare gli ultimi 30 chilometri in pianura o in leggera discesa, ma con tutta quell’acqua che avevo incontrato mi ero dimenticato di riempire la borraccia così a Bolzano sono arrivato mezzo disidratato.


La sera abbiamo saputo che la cronoscalata era stata annullata, per un incidente accorso ad un motoclista, avevo ancora 10 secondi di ritardo su Daniele, potenzialmente recuperabili nell’ultima salita.


Anche a Bolzano pioveva a dirotto e tutti temevano di dover partire per l’ultima tappa sotto l’acqua, ma fortunatamente ci sbagliavamo.

[continua…]

 

Sergio Breschi

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