Codice di comportamento del giornalismo turistico/di viaggi

Il codice è stato emanato dal Consiglio dell’Ordine della Lombardia.

1. Oggi gran parte dei viaggi per la stesura dei redazionali vengono sponsorizzati da operatori, enti, istituzioni o catene. Il lettore deve esserne informato e quindi chi ha reso possibile la realizzazione del viaggio deve essere pubblicamente ringraziato nel contesto dell’articolo, senza relegarne la mera citazione (magari confusa con quella di operatori concorrenti) in fondo al servizio, dove invece, per completezza dell’informazione, saranno elencati altri operatori con quella destinazione “non sponsor” del viaggio.

2. Al reportage non va affiancata la pubblicità di un operatore o un ente in qualche modo interessato a quel servizio. Enti e/o operatori puntano proprio alla “vicinanza” della loro pubblicità al testo che li riguarda. Ma questa vicinanza non solo sconcerta e confonde i lettori, facendo loro pensare che il testo sia influenzato dalla pubblicità, anche quando non è vero. È anche uno degli “indizi” sospetti di pubblicità non trasparente specificamente indicato dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato nella relazione sull’attività del 2007. Ricordiamo ai colleghi che la sponsorizzazione seguita da appoggio pubblicitario contravviene alle regole della deontologia perché il lavoro del giornalista deve essere sempre indipendente dal testo delle inserzioni. Per evitare anche solo il sospetto di commistione, le pagine di pubblicità di argomento simile vanno poste il più lontano possibile dal testo, o addirittura meglio se fossero spostate in un altro numero.

3. Gli speciali e gli allegati sono parte integrante di giornali/riviste e non sono cataloghi di pubblicità. Se gli speciali sono realizzati in collaborazione con operatori, enti, istituzioni, realtà locali, compagnie e catene alberghiere … etc devono distinguersi in modo inequivocabile per impaginazione grafica e stile del carattere dalla normale veste dei redazionali. Se invece si vuole conservare la grafica della testata, i testi devono riportare chiaramente la dizione “informazione pubblicitaria” o similare. Ne’ possono contenere “product placement”, cioè foto e testi riguardanti prodotti come auto, motoscafi, barche, accessori, abiti o altri prodotti, non strettamente legati al racconto di viaggio, che possano configurarsi come testi/foto pubblicitari.

4. Un capitolo molto particolare riguarda la gestione dei monografici che, per loro natura, sono prodotti molto costosi. Per la loro realizzazione le redazioni devono inviare sul posto giornalisti e fotografi. Oggi è invalso l’uso di chiedere l’organizzazione dei viaggio e la copertura delle spese degli inviati agli enti del turismo e/o agli operatori. Dato l’alto costo dei viaggi, difficile invertire questa tendenza. Ma non devono essere chiesti altri oneri economici agli organizzatori (enti turistici, operatori etc…) interessati alla pubblicazione. In altre parole gli sponsor non devono sborsare all’editore “oboli” o cifre mascherate dalla dicitura “spese di viaggio”. Come risulta spesso facciano per l’interesse che hanno alla pubblicazione. Altrimenti l’ente sponsor si tramuterebbe in “editore occulto” del monografico con il rischio di interferenze e potere anche sui contenuti.

5. Il giornalista che si occupa di turismo e di viaggi è giornalista a tutti gli effetti e ha quindi l’obbligo (nel rispetto dei principi deontologici della professione) di verificare le informazioni che gli vengono fornite su temi delicati come la sicurezza dei voli, la situazione sanitaria e socio-politica delle mete o l’adeguatezza delle strutture, la veridicità dei particolari descrittivi di viaggi e destinazioni. E non deve accettare in modo acritico le informazioni – interessate e a volte distorte – trasmesse da cataloghi, comunicati stampa, siti internet non controllati, pubblicazioni e materiale pubblicitario.

6. La Carta dei doveri del giornalista impone a ogni iscritto a questo albo di rifiutare pagamenti, elargizioni, vacanze gratuite, trasferte, inviti a viaggi, regali, facilitazioni o prebende da privati o enti a titolo personale: non solo possono condizionare il nostro lavoro, ma possono anche ledere la credibilità e la dignità professionale. Anche nei viaggi e negli educational l’ospitalità del giornalista non deve prolungarsi oltre il tempo strettamente necessario per l’acquisizione delle informazioni e non deve essere estesa a parenti o amici.

7. L’invito agli educational non impegna il giornalista a scrivere un pezzo sul tema trattato e tanto meno lo impegna a toni elogiativi. L’invito e il viaggio sono, per gli organizzatori, un investimento per far conoscere posti e strutture. Quanto ai giornalisti, aderiscono per aggiornamento professionale su argomenti “eventualmente e possibilmente ” utilizzabili per reportages, news, rubriche o simili. Il giornalista non deve accettare impegni compromissori scritti e anzi deve anticipare all’ospite questa sua libertà, chiarendo bene la sua posizione, pronto piuttosto a rinunciare al viaggio. Gli educational non sono una scusa per far viaggiare gratis parenti e amici.

8. Al giornalista freelance che si occupa di uffici stampa è vietato scrivere di destinazioni, alberghi, viaggi di operatori, spa di cui curi l’immagine e la comunicazione. Nè può scrivere di concorrenti delle aziende che il suo ufficio stampa rappresenta.

9. Lettera di incarico o accredito. E’ abitudine di moltissime direzioni di riviste turistiche non rilasciare ai collaboratori freelance investiti di un incarico – seppure temporaneo e limitato – una lettera che comprovi l’assegnazione di un servizio (il problema è comune a fotografi e giornalisti). Questo crea problemi ai freelance, soprattutto se operano all’estero. La lettera serve a scoraggiare gli abusi, a garanzia e aiuto del giornalista e fotografo freelance a svolgere il loro lavoro. La Lettera d’incarico, che definisce tempi e limiti dello stesso, deve essere firmata dal direttore o da un suo incaricato. In essa potrà essere precisato anche che, se fotografie o /e reportage non saranno giudicati idonei alla pubblicazione, l’assegnazione non costituisce impegno alla pubblicazione. La decisione di pubblicare/pagare o no un servizio è infatti sempre a insindacabile giudizio del direttore.

10. La posizione del direttore è estremamente delicata. Ha il difficile compito di mantenere l’indipendenza della testata, di preservarla dalla “commistione /confusione pubblicità e redazionali” e di difendere il contenuto delle pagine redazionali dalle interferenze dell’ufficio marketing. Non solo. È suo preciso dovere vigilare perché la testata non sia prodotta in violazione della deontologia professionale: scopiazzature di cartelle stampa senza verifiche personali, non rispetto del diritto d’autore altrui, interessi personali dei redattori e dei collaboratori esterni. Spesso la perdita di copie è il riflesso della perdita di qualità e di “notizie” contenute nelle pubblicazioni. Il direttore della testata deve poter dimostrare di aver fatto ogni sforzo per verificare che i redattori della testata e i collaboratori freelance non abbiano alcun conflitto di interesse nei temi e nelle rubriche loro affidate e abbiano un comportamento corretto per quanto riguarda la deontologia professionale. I direttori sono chiamati a rispondere delle violazioni.

FRANCO ABRUZZO – Consigliere ODG Lombardia

NOTA:

ALTRE INFORMAZIONI SU QUANTO SOPRA PUBBLICATO SI LEGGONO NEL BLOG DI FRANCO ABRUZZO

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

This blog is kept spam free by WP-SpamFree.