Codice deontologico del ciclista sportivo

Il ciclismo è uno sport davvero unico e molto particolare. Pur essendo uno sport individuale, nella sua pratica – sia a livello amatoriale che professionistico – sono ben presenti tutte le più note dinamiche del gruppo. 

Non a caso, le diverse psicologie e sociologie, ricorrono molto spesso al concetto del “leader” ed a quello del “gregario”, termini tecnici ben noti a tutti i ciclisti.
Per la sua natura, e per la sua adattabilità, il ciclismo si può praticare ovunque, sia su strada che fuori strada, e in qualsiasi modalità.
E’ stimolante sapere di avere un appuntamento con il nostro gruppo di riferimento (3, 5 o 30 persone, non importa, conta lo spirito del gruppo), perché sappiamo che faremo pochi o tanti chilometri, lentamente o spingendo freneticamente, ma durante l’uscita c’è tempo per parlare, per confrontarsi, per programmare, per consigliarsi. E’ altrettanto bello uscire da soli per fare pochi o tantissimi chilometri in piena contemplazione e a contatto diretto con la natura. Chi esce spesso da solo sa quanto è bello pensare, immaginare, filosofeggiare, godendosi a pieno il rapporto fra l’io, il se e l’universo.
Di questo e delle tante dinamiche psicologiche, parleremo comunque in uno dei prossimi articoli. Per ora andiamo ad analizzare quali dovrebbero essere le regole etiche-deontologiche e comportamentali da osservare nel rispetto di questo straordinario sport e delle persone che lo frequentano:
1) Capita spesso, in molte località, che alcuni gruppi di ciclisti hanno appuntamenti in luoghi e orari fissi. La cosa più antipatica è arrivare e non salutare. Ma la cosa ancora più discutibile è arrivare, salutare e non sentire la risposta al saluto da parte di determinate persone. Questo non aiuta a sviluppare le corrette dinamiche di gruppo. Chi ha corso e chi corre rispetta e saluta tutti i suoi avversari che sono “nemici” solo in corsa;
2) quando superi qualcuno, qualsiasi persona che va in bici, anche se sconosciuta, salutala sempre. Se sei stanco o non ti va di parlare, alza semplicemente una mano ma fagli capire che lo saluti. Sarebbe brutto ignorarsi perché questo potrebbe accodarsi e percorrere con te anche decine di chilometri e non è simpatico pedalare per ore fianco a fianco ignorandosi. Devo dire che qualche anno fa, questo atteggiamento era scontato e molto spontaneo, oggi ci sono troppi ciclisti -soprattutto i nuovi ciclisti- che si rapportano in maniera completamente sbagliata. Sarebbe carino salutare anche quelli che procedono nel senso di marcia opposto al nostro; se un gruppetto di ciclisti ti supera, non pensare di metterti a ruota del primo o del secondo del gruppo ma fai sfilare tutti e mettiti in coda: se poi vorrai tirare c’è tempo per farlo;
3) quando qualcuno ti supera e magari ha un’andatura molto superiore alla tua, prima di prendere iniziative – tipo accodarsi per poi passargli avanti – aspetta un attimo e cerca di capire cosa sta facendo: forse sta seguendo delle tabelle, ad esempio delle ripetute, e se tu gli passi avanti come per sfidarlo, potresti irritarlo;
4) se stai a ruota di un gruppo e non tiri perché non hai lo stesso ritmo di chi conduce, non è un gran problema: mettiti dietro e non tirare ma… non fare lo scattino agli ultimi 50 metri di una salitella. Nessuno ti dirà bravo e rischi di farti emarginare dal gruppo; se noti qualche ciclista fermo al bordo della strada, non ignorarlo. Se non ti va di fermarti, chiedi almeno se ha bisogno di aiuto. Potrebbe stare in seria difficoltà e soprattutto pensa che un giorno potresti essere tu ad aver bisogno di aiuto;
5) se hai bisogno di soffiarti il naso, avvisa sempre chi sta dietro, spostati e abbassa il busto; evita fuoriuscite di liquido dalla bocca e, se proprio lo devi fare, usa le stesse modalità descritte per soffiarti il naso. Durante un allenamento puoi farlo, ma al massimo un paio di volte e proprio per reali e vere necessità (un moscerino che va in bocca o cose del genere);
6) se decidi di frequentare un gruppo di ciclisti che vanno forte, ricordati sempre di dare il tuo contributo durante l’allenamento e non fare il parassita stando sempre a ruota; non fare mai la “mezza ruota”1 solo per stuzzicare o istigare il tuo compagno di allenamento. La “mezza ruota” è anche positiva ma solo se si decide di fare un allenamento duro che simula una gara;
7) segnala sempre i pericoli (buche, macchine parcheggiate male, sportelli che si aprono all’improvviso, altri ciclisti che procedono molto lentamente, ecc.) allungando il braccio destro o sinistro, a seconda di dove sono collocati: puoi evitare incidenti spesso fatali;
8) se non sai condurre bene la bici, non stare attaccato alle ruote ma stai ad almeno un metro di distanza. Oltre a rischiare di farti male e di far male a terze persone, ricordati che sulle strade ci sono anche professionisti che, con una caduta causata dalla tua superficialità, potrebbero rovinare un’intera stagione! A tal proposito, ti ricordo che, se incontri un campione o un professionista ed hai la fortuna di pedalargli affianco, non lo assillare con il solito interrogatorio. Tu vai in bici per passione, qualcuno lo fa per professione, non può stare a parlare con tutti per l’intero allenamento. Se al contrario è questo che vuole parlare, allora le cose cambiano… approfitta pure di questa straordinaria opportunità;
9) quando si procede per coppie, mettiti sulla ruota destra o sulla ruota sinistra. Non mostrare la tua presunzione o incapacità interpretativa, mettendoti al centro, sarebbe molto fastidioso e irrispettoso per gli altri. Se non ti piace viaggiare in coppia mettiti dietro;
10) se si procede ad alta velocità e non ce la fai a mantenere il ritmo, non fare il buco piantandoti. Se capisci di non avere le gambe per sostenere il ritmo di chi ti precede, rialzati per tempo, spostati e segnala tempestivamente il piccolo buco che crei a chi ti segue. “Ricucire un buco” spesso è molto faticoso, a volte – quando si è al limite- è addirittura impossibile. Non irritare i tuoi compagni di viaggio e se puoi, prima di rialzarti definitivamente, mettigli una mano sulla schiena per permettergli di agganciarsi subito;
11) chi non è disposto ad accettare queste regole, farebbe bene ad uscire da solo ed evitare di accodarsi ad altri ciclisti.
Dott. Maurizio Borella
Sociologo dello sport

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Nota:
Il termine “mezza ruota” sta ad indicare due ciclisti che procedono affiancati e uno dei due, o entrambi, cercano di mettere la mezza ruota anteriore davanti a quella del suo compagno di allenamento (o dell’avversario se si tratta di una gara). In questo modo si intende dimostrare la propria superiorità e la conseguenza di questo gesto ricade nell’andatura che è destinata ad aumentare. Fare la mezza ruota, per chi si deve allenare bene, potrebbe essere positivo ma… se una persona che incontri per strada e non conosci, comincia a fare la mezza ruota, paleserebbe un atteggiamento molto fastidioso che spesso porta a litigare.

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