[Firenze] Il giardino Bardini

La cosiddetta collina di Montecuccoli, dove si estende il parco attuale, appartenne sin dal medioevo alla famiglia dei Mozzi e confinava con il loro palazzo. Già nel 1259 è citato un orto murato adiacente alla parte posteriore del palazzo (ancora lontano dall’idea di giardino che si sviluppò nel Rinascimento), mentre la zona più alta del parco era destinata all’agricoltura, con vigne e altre coltivazioni su alcuni elementari terrazzamenti.

Nel 1309 dopo il tracollo familiare, i possedimenti (palazzi case e terreni) vennero acquistati dal Comune di Firenze, salvo poi ritornare nelle mani della famiglia Mozzi nel 1591, che mantenne la proprietà fino al 1880. Il parco attuale comunque è più vasto dei terreni antichi dei Mozzi e comprende quella che era una proprietà separata, verso costa San Giorgio, dove esisteva dalla prima metà del Seicento la cosiddetta villa Manadora, fatta costruire da Francesco Manadori all’architetto Gherardo Silvani. Le due proprietà vennero gradualmente abbellite da giardini, statue e altre amenità, sfruttando la vocazione panoramica dei luoghi.

Nell’Ottocento Giacomo Le Blanc venne in possesso della villa e trasformò il parco in un giardino all’inglese, con boschi, vialetti tortuosi, statue e fontane. Risalgono a questo periodo la Kaffeehaus con grotta ancora esistente, gemellata con un’analoga struttura nella parte di proprietà dei Mozzi.

All’inizio dell’Ottocento i Mozzi divennero gli unici proprietari delle due tenute, ma non intrapresero sostanziali lavori di modifica, mantenendo il carattere peculiare di ciascuna zona. Nel corso dell’Ottocento alcune relazioni testimoniano come la proprietà incorresse in un inesorabile declino, con una sempre maggiore sensazione di abbandono e con le pessime condizioni dell’impianto idraulico nella zona superiore. Con l’estinzione della famiglia, nel 1880 i principi Carolath Benten acquistarono la proprietà, arricchendo il giardini di alcuni dettagli secondo la moda vittoriana.

Nel 1913 il complesso del palazzo Mozzi, della villa Manadora, del giardino barocco e all’inglese, oltre a alcuni terreni agricoli, vengono acquistati dall’antiquario Stefano Bardini, il quale diede il via a una serie di grandi rinnovi e modifiche, in quella che fu la stagione più intensa del giardino. Costruì un viale per raggiungere la villa e sacrificò i giardini murati di impianto medievale che ancora esistevano, mentre gli edifici sulla costa San Giorgio venivano unificati in quella che sarà chiamata villa Bardini.

Alla morte di Stefano, la proprietà passò al figlio Ugo. Con la morte di Ugo Bardini, senza eredi (1965), iniziò un lungo iter burocratico sull’eredità, conclusasi solo nel 1996 grazie all’interessamento di Antonio Paolucci, allora ministro per i Beni culturali, che fece adempiere alle condizioni del defunto il quale aveva destinato le sue proprietà alla città di Firenze.

Gravemente danneggiato da decenni di abbandono, il giardino fu restaurato a fondo a partire dal 2000, con la reintroduzione di alberi da frutto, piante e altri ornamenti, il restauro, che ha visto la cura anche delle statue e degli edifici, ha permesso la recente riapertura del parco, che, sebbene non sia gestito dalla Soprintendenza del Polo museale fiorentino, è stato associato al giardino di Boboli, grazie a un biglietto unico.

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