Freni a disco sulle bici da corsa? Un danno ai negozianti?

Il problema parte dal fatto che la UCI ha inserito nel regolamento alcune righe ben precise ove vieta l’utilizzo del disco nelle bici da corsa alle gare. A questo punto i PRO non possono utilizzare le bici da corsa con il freno a disco. La domanda quindi sorge spontanea, cioè le aziende hanno costruito bici da corsa con i freni a disco, presumendo che poi la federazione ciclistica avrebbe accettato questa innovazione ? Ed ancora le aziende hanno eseguito test su bdc con freni a disco, notando vantaggi e svantaggi, ma comunque presumevano che comunque avrebbero venduto sul mercato? Di chi è la colpa ? Della Federazione ciclistica ? Delle aziende costruttrici? Dei Prof che non li usano? Degli amatori che non comprano ?

Certo e’ che sono trascorsi circa sei anni dal lancio dei dischi e non hanno ottenuto il successo sperato. Perché? In Italia il primo a lanciarli fu Ernesto Colnago.

Inizialmente c’era il problema del surriscaldamento dei freni a disco. Risolto con un carter anteriore di un inventore che, secondo noi, è geniale. Quindi il problema non c’è più!

Poi c’è chi ha introdotto il dubbio sul perno passante, ma ben sappiamo che vi sono aziende le quali montano nella MTB al posteriore il QR: una fra tutte quella nota con la forcella monobraccio.

I Prof vanno come delle moto, indi per cui anche se gli dai un cancello, continuano a raggiungere velocità elevate. Tra l’altro nel mondo dei pro il problema peso quasi non si pone: non avendo limiti di budget per le bici (almeno le squadre WT) potrebbero senza problemi costruirne con freni a disco di 6.8 kg.

A seguire i costi tra una bici tradizionale ed una con il disco, la manutenzione, ecc. Ma…chi ha una MTB sa perfettamente che necessita di manutenzione, indi per cui non si pone il problema se lo estende sulla bdc con il disco.

Semmai il costo di acquisto non è certo allineato al mercato, salvo per alcune aziende, in particolare se poi cambi le ruote con quelle in carbonio.

Sta di fatto che, girando per i vari negozi di ciclismo, vediamo bici in vetrina con freni a disco, invendute.

I negozianti intervistati sono incavolati: hanno capitale fermo in magazzino. Qualcuno potrà dire, si va bhe…perché hai comprato queste bici con il disco ? Pensavi di farci il business come per le 29, l’elettrica, ecc. ?

Bhe…per chi non sa come al solito apre la bocca per dargli fiato, ma la situazione è ben differente.

Il danno e la beffa si potrebbe dire, senza offesa per alcuno (è una nostra opinione)?

Superfluo osservare che dietro la pressione commerciale per i freni a disco per biciclette da corsa, ci sono interessi economici non indifferenti. Altrimenti dei freni a disco, dopo le scarse vendite e l’insoddisfazione dei corridori professionisti, non se ne sarebbe più parlato.

Le aziende hanno bisogno di smaltire interi stabilimenti zeppi di biciclette da corsa, da vendere.

Se un negoziante si rifiuta di acquistare un tot di bici da corsa, compreso quelle con il disco, gli tolgono la convenzione, i premi, le agevolazioni di pagamento, ecc.

Poi c’è la Federazione Ciclistica che, per garantire la sicurezza in gara, non ammette le bici da corsa con i freni a disco.

L’amatore entra in negozio vede la bdc con il disco, ma è frenato nella sua mente perché i prof non li usano…ma perché non li usano ? Sono pericolosi ? Esplodono ? Mi brucio le gambe se cado ? Mi taglio il piede?

La soluzione migliore qual’é? 

Per chi fa le gare agonistiche sin quando la Federazione Italiana Ciclisti non autorizza il disco, tanto vale cambiare la propria specialissima con una nuova con dischi caliper; nel contempo, si può sempre avere un ‘muletto’ che può avere doppia funzione, per esempio la Cannondale Synapse.

 

 

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