CIMG0584_450_300Ogni anno che passa diventa sempre più problematico affrontare il Giro delle Dolomiti, i percorsi si incarogniscono e l’età avanza; a sessanta anni non è facile pensare di affrontare un percorso come quello proposto per l’edizione 2009; non erano i km 667 da percorrere in sei tappe a preoccuparmi ma il dislivello 11.380 metri una volta e mezzo l’Everest.

Mia moglie si era messa a gufare, “Sei troppo vecchio, io non voglio responsabilità,.. devi farmi una dichiarazione liberatoria, se ti succede qualcosa daranno la colpa a me… Il prossimo anno non vai più etc etc”.

Quando fa così cerco di non polemizzare e guadagno tempo, in realtà anche a lei fa piacere che mi levo di torno per una settimana, così può andare a tutti i concerti che vuole, uscire con le amiche (almeno ufficialmente) andare ad incontri con le femministe dell’Arzerbaigian, incontrare le rappresentanti del comitato “pari opportunità” del Burkina Faso qualche cosa del genere, oggettivamente un po’ noiose.

Per questioni familiari e di lavoro anche quest’anno ho dovuto interrompere la preparazione atletica, praticamente mi sono allenato dalla metà di giugno, ho fatto pochi chilometri e a 15 giorni dalla partenza era ancora più di 80 kg. Temevo davvero che non ce l’avrei fatta a finire tutte le tappe, inoltre altre notizie non erano buone.

Il 14 luglio è morto Roberto Bellatti, per un tumore all’esofago.

Quando qualcuno muore spesso si dice “se ne vanno i migliori”; in questo caso mai un proverbio si rivelava più esatto: Roberto è stato un ciclista con i fiocchi, fortissimo in salita era elegante in sella, aveva detenuto negli anni 80 il record della cronoscalata dello Stelvio, inoltre era una persona leale ed affidabile come del resto il suo padre e suo zio che animavano il circolo ciclistico “le due Strade”.

Nel 2007 aveva partecipato al giro delle Dolomiti, andava ancora molto forte, era magrissimo, pensavo che fosse solo molto allenato invece forse il male già lo stava minando.

Quando mi ha telefonato per darmi la notizia Enzo non riusciva a parlare dalla commozione, era come un figlio, anche perché in un certo senso lo assomigliava anche in alcune scelte lavorative, Roberto era infatti anche un ottimo meccanico (forse non al livello di Enzo però).

Prima di partire ho portato la bici “a fare il tagliando” da Bicisport, per cercare di recuperare con la tecnica il carente allenamento avevo chiesto “vedi un po’ …si potrebbe mettere le camere d’aria da 65 g invece che quelle da 95 gr”.

Enzo mi ha dato un’occhiataccia quasi volesse dire “sei fuori di testa anche tu o stai scherzando” ho fatto finta di scherzare in realtà quei 30 gr. in meno non mi sarebbero dispiaciuti.

Nei giorni immediatamente precedenti ho contattato per telefono o per e-mail tutti quei personaggi che erano, per così dire, gli affezionati del Giro che ho ricordato nei precedenti racconti; ma in molti avevano dovuto dare forfait.

Nadia Raimodi del Pedale Bolognese dopo 10 partecipazioni si era presa un anno sabbatico, anche Giovanni Gaslini dopo 27 edizioni, non sarebbe stato presente; non si era ripreso bene da una operazione e non era allenato, Per, il mio amico svedese, non rispondeva più alle mie telefonate e ai miei messaggi, Chianese era in forse per ragioni familiari.

Anche Alexandra, la canadese, che avevo conosciuto l’anno scorso non sarebbe venuta; Raffaella Bisarello invece non avrebbe mancato l’appuntamento con la mamma Ivana che era ancora convalescente ed il papà Natale che però non poteva partecipare per motivi di salute.

Era previsto che il viaggio di andata l’avrei fatto con Daniele Guarducci; l’anno scorso avevo battagliato fino all’ultima tappa, quest’anno era più magro, sicuramente anche un po’ più in forma, purtroppo una telefonata il penultimo giorno ha sconvolto i programmi; Daniele aveva una forte sciatica non sarebbe venuto prima di mercoledì 29 luglio e forse avrebbe affrontato solo le ultime tappe.

Il venerdì sera ho svolto il rito delle depilazione; un ciclista che si rispetti non può presentarsi ad un appuntamento con dei pelacci sulle gambe; con il rasoio strappa peli di mia figlia e varie creme depilatorie alla fine avevo fatto un ottimo lavoro; avevo delle gambe da gay-pride.

Sono partito il sabato con Carlo Beni dalla chioma sempre più fluente; durante il viaggio ho capito che, almeno per quel che riguarda la guida non eravamo sulla stessa sintonia; egli infatti guidava tenendosi sempre sulla corsia di sorpasso anche nei tratti a 4 corsie e si arrabbiava con gli automobilisti che andavano a 130kmh.

“I belgi non sanno guidare”; “ gli svizzeri non superano mai 131 neppure per sbaglio” “ Gli olandesi sono negati, hanno i mezzi pubblici o vanno i bici” ed altri commenti di questo tipo.

Di solito io non supero mai 120 kmh e detesto coloro che guidano sempre sulla corsia di sinistra spostandosi su quella di destra per superare quegli sprovveduti che si ostinano ad andare a 130 kmh.

Cercavo di convincere Carlo a rallentare parlandogli di Autovelox e di Tutor; tentavo anche di dimostrare scientificamente, secondo la teoria dei fluidi, che era inutile superare una certa velocità perchè è dimostrato il traffico si comporta come un liquido che passa in un tubo.

La quantità di liquido è data dalla sezione per la pressione, ma che la velocità ideale per smaltire il traffico è che tutte le auto mantengano 120 kmh, in quanto a velocità maggiori occorre mantenere una maggiore distanza di sicurezza.

Ma non c’era niente da fare; abbiamo trovato molto traffico e malgrado le velocità raggiunte alla fine abbiamo messo sempre più o meno lo stesso tempo.

Il solito albergo “Ideal”, che anche quest’anno ospitava quasi esclusivamente ciclisti con le loro famiglie; nel periodo estivo i ciclisti sono riconoscibilissimi dalle oscene abbronzature, fino a quando riguardano le cosce e le braccia, si possono nascondere, ma diventa problematico quando sui crani, spesso pelati, sono disegnati i fori dei caschi o i laccini sulle guancie.

La sera a cena ho incontrato gli altri componenti della spedizione; eravamo in pochi ma buoni, tutti ( o quasi) molto tranquilli che non hanno sollevato alcun problema; partecipavano per la prima volta ala Giro Bernardo Salani, un medico geriatra che aveva abbandonato il suo sport preferito l’alpinismo a seguito di un incidente fortunatamente senza conseguenze sulle alpi Apuane, Bencini e; Del Sala con la moglie e le due figlie, gli altri erano i più affezionati che i lettori dei precedenti racconti ricorderanno:

Bernardo Pivano che continuavo a chiamarlo “ibbambino” anche se ormai aveva già compiuto 18 anni anni era già alla 5° partecipazione,
Emanuele dai polmoni di acciaio
Chianese era presente con il suo inseparabile amico Bxx;
Guido Landi sempre più magro ed in forma,
Grassi dalla andatura elegante accompagnato dalla moglie dal sorriso simpaticissimo e dalla figlia;
Roberto Righini sempre forte come nelle scorse settimane
Andaloro
Luigi Menagro con un naso triste come una salita e il sorriso allegro da italiano in gita aveva deciso solo qualche giorno prima di partecipare non era al top della condizione.
Stefano Cresti che non perdeva l’occasione per esibirsi in imitazioni del ciclista dopato o del Direttore Sportivo sonato;
Belli sempre eccessivamente mattiniero che aveva bisogni di tempi dilatatati.
L’amletico De Lucia, “vengo o forse non vengo, questo è il dilemma” , “ è meglio fare due tappe di seguito o intervallarle da un giorno di riposo” ;”è forse meglio trattare con i cinesi per studiare la bonifica del DDT o venire in bici?” “e se vengo in bici è meglio avere rapporti leggeri od andare su di forza? questo è il problema”:

Tra gli over insieme ad Enzo, era presente il coriaceo Prof Castellucci il più anziano di 69 anni ed Enim di appena un anno più giovane.

Avevo come compagno di camera Enzo, che mi sembrava particolarmente triste, infatti era recentemente mancato il dr. De Franceschi il dentista che aveva creato oltre trent’anni fa il Giro delle Dolomiti.

1^ tappa domenica 26 luglio – km.143,20 dsl.mt.1949 crono: Rio Bianco – Passo Pennes – km.13,3 dsl.mt.873

Questa salita era la prima che avevo affrontato ormai nove anni fa alla mia prima esperienza al Giro: ricordavo che la salita diventava sempre più ostica e avevo sofferto molto nel 2000 perché non volevo farmi staccare da un norvegese.

Nel primo lungo tratto il panorama era bellissimo, la strada si snodava tra castelli e piccole gallerie lungo il fiume Talvera che ha scavato una valle profonda.

Non conoscevo ancora le mie reali condizioni di forma per cui tenevo un ritmo molto blando, ben presto sono rimasto tra gli ultimi con il prof. Franco Francioli con la sua vecchissima bici accompagnati dal carro scopa e dall’autoambulanza.

Cercavo di individuare qualche signora ( in quanto le ragazze più giovani ormai mi staccano alla grande) per poter avere un po’ di compagnia in salita; una signora belga ( n. 65 Hilde De Weird) poteva andare bene, ma quando ho visto che pedalava con dei sandali (anche se dotati da attacchi da MB) e portandosi dietro anche il lucchetto per chiudere la bici, beh, lo ammetto mi sono un po’ vergognato, cosa avrei raccontato se mi avesse staccato? Meglio lasciar perdere.

Ovviamente anche nel tratto cronometrato essendo rimasto solo e tra gli ultimi non avevo punti di riferimento; Franco mi ha subito staccato, controllavo solo il cardiofrequenzimetro non superasse 150 battiti; il tempo era bellissimo un leggero venticello alle spalle aiutava e rinfrescava, ho fatto la salita senza eccessive difficoltà, alla fine ero freschissimo anche se il tempo impiegato non era un granché 1.14’ 49” ; praticamente tutti eccetto Enzo ed Alberto avevano fatto meglio mi ero classificato 512°.

Emilio Castellucci aveva un tempo migliore di appena 2 secondi ma non era affatto contento in quanto era stato staccato da una ragazza tedesca, non proprio in linea, che avevamo battezzato “Nora” dalla scritta ben visibile sul fondoschiena.

Enim, che aveva scoperto che il motivo dei dolori che lo avevano colpito nella passata edizione dipendeva da una carenza della tiroide aveva fatto un buon tempo,. Inferiore di oltre 2 minuti al mio, tra i big Bernardo aveva il 15° migliore prestazione e si lamentava di Vancelli che aveva imposto nel primo tratto un’andatura eccessiva facendo il gioco dei più forti rimanendo poi staccato nel finale.

Alla mensa ho incontrato Daniela e Francesco Rech, due affezionati lettori dei miei diari; siamo ripartito alle 14,30 per fare gli ultimi chilometri in strada in discesa o falsopiano; che ho affrontato da sparagnino cercando di sfruttare le sci e glia abbrivi del percorso “a mangia e bevi”.

Per la cena ero al tavolo con i due Bernardo, e Stefano Cresti, che non perdeva l’occasione di fare le sue imitazioni, il Menagro e dalle battute surreali, Emanuele e Carlo che arrivava sempre un po’ in ritardo; nei tavoli accanto ai nostri c’era una coppia di Vicenza, naturalmente avevamo adocchiato il 50% femminile meglio conosciuta come Sabina Ronchi che non era niente male specialmente per quel che riguarda nell’apparato locomotorio (gambe e glutei per coloro che hanno bisogno di precisazioni).

2^ tappa lunedì 27 luglio – km.102,50 dsl.mt.1959 crono: Stenk – Passo Lavazè km.13 dsl.mt.925

La sensazione della prima giornata era positiva la tappa prevedeva una lunga ed ostica salita di 1000 metri di dislivello di Collepietra e dopo una breve discesa la cronoscalata del passo di Lavazè di 13 km.

Ho subito piazzato il mio bel 30/29 e sono salito in compagnia del più vecchi partecipante e di Alberto Borrani; Pierpaolo Conte che si ostinava a tirare un rapporto troppo lungo si è arreso ed è tornato indietro.

Essendo così vicini in classifica alla fine io ed Emilio ci siamo trovati ad affrontare insieme la salita; evidentemente Emilio era in ottima forma, dopo essere rimasto staccato nei primi chilometri mi ha raggiunto e superato; Forse faceva un po’ troppo caldo; ho cercato di limitare i danni, ma alla fine avevo perso 40 secondi, mi ero avvicinato in classifica a Menagro che aveva perso quasi tutto il vantaggio accumulato nella prima tappa.

In classifica ero 439° e cominciavo a migliorare anche la classifica generale.

La sera al briefing il tempo non prometteva niente di buono e l’indomani avevamo il tappone dei 4 colli.

3 tappa martedì 28 luglio –5^ tappa venerdì 31 luglio – km. 79,6 dsl.mt.1281 crono: Merano – Avelengo – km. 10 dsl. mt. 965

La mattina la colazione era stata anticipata alle 6,30 proprio mentre un nubifragio, di quelli tipici della zona, si scaricava sulle nostre teste.

Non era una bella prospettiva partire con la pioggia per una tappa di 170 km con tante salite e 4 passi oltre i 2200 metri, molti ricordavano il freddo patito nella discesa del passo Gardena dello scorso anni sotto un nubifragio; Enim aveva annunziato che non sarebbe partito, anche Enzo non voleva prendersi un raffreddore era della stessa idea; Emilio, invece non aveva dubbi, sarebbe comunque andato “per non darla vinta ai tedeschi”.

Emilio rifiuta l’immagine dell’italiano con la canottiera di lana, e si esalta quando c’è il brutto tempo cosi alcuni “vecchietti” (così chiama i suoi coetanei) non sarebbero partiti e poteva risalire posizioni nella classifica.

Miracolosamente il tempo si è rimesso alle 7.00, non pioveva più e qualche squarcio di cielo si apriva tra le nuvole; Arrivati alla partenza abbiamo appreso dall’Organizzazione che c’era stato un cambio di programma; il percorso sarebbe stato quello era quello previsto per la 5° tappa Bolzano- Merano Avelengo –Meltina san Ginesio, con partenza ore 8,30.

Alle 8,30 splendeva un bel sole, era la giornata ideale fresca e soleggiata, a molti è dispiaciuto questo cambiamento del programma, era la giornata ideale per il tappone dei quattro passi; avevo affrontato la salita di Avelengo il 1 agosto 2003 al 27° giro delle Dolomiti in quell’occasione avevo impiegato 58’17”.

Appena partito sono stato superato dal solito Francioli, ma dopo poco ho raggiunto Daniela Rech, il terzetto Enzo Alberto ed Enim, che procedevano tranquillamente; la gamba girava estremamente bene con il rapportino più leggero, cercavo di sfruttare anche la zanella di cemento sul ciglio della strada che era più scorrevole dell’asfalto un po’ rugoso.

In lontananza ho visto un’altra maglia Bicisport, era Emilio che, non avendo punti di riferimento, pedalava un po’ svogliatamente, appena l’ho superato si è trasformato in un Mr Hide, ha agguantato la ruota e non la voleva più mollare.

Continuavo nella mia azione per vedere se riuscivo a recuperare anche qualche secondo a Menagro.

Ho fatto un buon 56’ 56” quindi 1’ e 21 secondi meglio di sei anni fa. Era il 422 tempo assoluto; Emilio era un po’ demoralizzato aveva perso oltre tre minuti, ma avevo recuperato solo 2 secondi da Menagro.

La seconda parte della tappa che sulla carta appariva pianeggiante in realtà era un susseguirsi di strappetti molto ardui, alcuni sul pavè, ricordavano quelli che si incontrano al Giro delle Fiandre.

E’ tradizione che una ditta locale di vini organizzi una specie di ristoro con uno spumantino, niente male, proprio nel tratto più impegnativo; naturalmente non mi sono perso questo brindisi.

Di solito sfrutto la giornata di riposo per attività culturali, ma non avevo organizzato nulla così sono uscito con Bernardo; Carlo, Emilio ed altri per una sgambata defatigante nella pista ciclabile lungo l’Adige a noi si è aggiunta anche Sabina con il suo compagno; Sabrina nell’ascesa del Lavazè aveva impiegato appena 51 minuti; non era quindi il tipo di donne verso la quale potevo fare dello Stalking ciclistico, (in altri termini se provavo a seguirla in salita mi avrebbe inesorabilmente staccato).

Comunque lungo la ciclabile ho provato a convincerla a venire al giro del prossimo anno con la maglia nel nostro gruppo, infatti anche quest’anno il Team Bicisport era privo di rappresentanti femminili.

Alla sera al solito Briefing Stefano ha illustrato la salita del Manghen che si presentava come la più dura della 33° edizione dl giro; appariva quasi al livello dello Stelvio e i tratti dove la salita si addolciva potevano “rimanere nelle gambe” se venivano affrontati troppo velocemente.

Roberto Righini conosceva bene l’ascesa avendo patrtecipato a numerose edizione della “G.F. Campagnolo” e dava indicazioni “i primi tre chilometri sono come il San Casciano poi ci sono due chilometri come il san Baronto” poi la salita diventava molto più dura e non aveva santi a disposizione per fare confronti; Righini è una persona dall’aspetto tranquillo, ma in bici si trasforma ed è capace anche di affermazioni davvero surreali; ad esempio parlando di discese al Borrani che aveva affermato “Col passare degli anni non riesco più a raggiungere certe velocità quando supero 60 kmh comincio a tirare i freni” ed il Righini di risposta , sempre mantenendo il suo aplomb, : “E’ vero, anch’io non vado forte in discesa, solo una volta nella discesa del Rombo ho raggiunto 99,9 kmh o forse un po’ di più perche ero arrivato a fine scala” .

Righini è un serio stimato professore universitario di 62 anni, lascio ai miei lettori immaginare cosa fanno quelli più giovani e un po’ fuori di testa.

4^ tappa giovedì 30 luglio – km.122,7 dsl.mt.1731 crono: Telve – Passa Manghen – km. 19 dsl. mt. 1447

Ho raggiunto Cavalese in auto con il Beni, fortunatamente il percorso era piuttosto breve, e i commenti nei confronti degli altri automobilisti lungo il tragitto sono stati limitati.

Partenza alle 8.30, la giornata era caldissima, poco prima del ristoro una ragazza è caduta in un punto neppure difficile si è rotta un braccio; quando abbiamo chiesto chi fosse e ci hanno detto il numero 174 abbiamo capito che era proprio la Sabina; ovviamente siamo rimasti proprio male, ormai era diventata “una dei nostri”, tutto il gruppo ha dovuto aspettare il ritorno dell’autoambulanza, così siamo arrivati ai piedi del Manghen alle 14.00 con un caldo terribile.

Non avevo mai fatto questo passo, nel primo tratto, che presenta dei fasopiani, ho speso forse un po’ troppo per state assieme ad dei tedeschi della Niddatal, dopo qualche chilometro ho raggiunto Enim, che pedalava tranquillamente; “ Mi fermo al ristoro ad aspettare Enzo “ mi ha detto; ma dopo un po’ la salita si abbrutiva, in un o strappo al 14% Enim mi ha staccato ed, abbandonati tutti i suoi buoni propositi, ha continuato nell’azione; stava bene ed evidentemente voleva darmi una lezione.

Ho sofferto molto in salita malgrado che la strada fosse abbastanza ombreggiata e il caldo diminuiva man mano che si saliva, mi sentivo disidratato ed avevo male alle punte dei piedi, a 3 km dalla vetta ci aspettava Stefano con delle borracce di acqua fresca; una visione, sono rimasto come San Paolo sulla via di Damasco (stavo infatti per cadere nel prendere la borraccia) giuro di non aver visto mai così volentieri Del Re, gli avrei dato un bacio.

In vetta ho aspettato Emilio che, come gli capita spesso, dopo una partenza un po’ incerta si era ripreso, e, alla fine proprio nel punto più difficile, ha finito in crescendo, ad oltre 2000 metri faceva fresco ed abbiamo approfittato dell’ammiraglia per mettere abiti asciutti.

La discesa era difficile e abbastanza tecnica; anche una ragazza tedesca è caduta picchiando il viso e facendosi molto male, purtroppo malgrado che la manifestazione sia molto ben organizzata da tutti i punti di vista anche per quel che riguarda la sicurezza è inevitabile incidenti di questo tipo.

Avevo fatto il 442° tempo, Menagro era andato molto bene e mi aveva staccato di alcuni minuti ed anche Enim aveva fatto fermare in cronometro 2 secondi meglio.

Ero davvero un po’ “stanchino”,come avrebbe detto Forrest Gump.

De Lucia aveva sofferto ancor più di me, poco allenato e con rapporti non adatti era entrato in crisi e la sera un forte mal di schiena lo ha convinto ad abbandonare la compagnia.

Ma non eravamo i soli ad aver sofferto il Menghen; anche Bernardo Pivano aveva avuto una parziale defaillance, anche se era comunque primo della sua categoria, e Chianese aveva trovato la sua giornata no.

Altri tra cui il Beni dimostravano di essere in perfetta forma, all’arrivo l’ho cercato per tornare a casa; Carlo malgrado la fatica aveva ancora la forza per tentare di “imbroccare” tre signore dell’organizzazione, abbastanza ben assortite 2 bionde e un mora, coprivano varie classi di età.

In mezzo a tutti quei ciclisti pelati, Carlo, “dalle lunghe chiome nere” e che dimostra anche meno dei suoi anni, evidentemente, ha un fascino particolare.

5^ tappa venerdì 31 luglio – km.154 dsl.mt.3426 crono: Arabba – Passo Pordoi km.10 dsl.mt.637

E’ questa il classico tappone dei 4 passi che praticamente si fa ogni due anni, talvolta in senso antiorario, sono 50 chilometri di salita per arrivare sul Gardena poi discesa e poi di nuovo salita sul Campolongo quindi nuovamente discesa fino ad Arabba per affrontare il Pordoi a cronometro.

Alla partenza non è che avessi poi tanta voglia di salire in bici, ma, quando il dovere chiama, si parte; Il terzetto Enzo, Enim ed Alberto hanno fatto il primo tratto in auto, in questo modo non rientravano più nella classifica generale, un po’ mi è dispiaciuto poiché ero diventato penultimo in classifica di società.

Nel lungo percorso di avvicinamento ai passi ho come al solito “risparmiato la gamba”, sono arrivato al ristoro mentre il gruppo partiva, e non c’era più acqua a disposizione, fortunatamente le fontanelle non mancano nella zona, ed ho continuato in compagnia di Franco Francioli e poi di una coppia di tedeschi a cui “ho preso la ruota” nell’ultima parte del Campolongo che presenta dei fasipiani con un leggero vento contrario.

Pioveva, ma presto ha smesso, ad Arabba iniziava il tratto cronometrato; Il mio record dell’ascesa del Pordoi risale al 2006 ( 47’ e 10 “).

Questa salita non è dura, anzi è considerata tra le più facili, anche perché la pendenza è costante, e questo è un vantaggio se si affronta una cronoscalata, ma non per questo e facile da interpretare; non si sa mai che rapporto tenere, se è troppo leggero potresti non fare velocità, se è duro poi rimanere con le gambe in croce, se entri in un gruppetto puoi guadagnare anche parecchi secondi ma se crolli perdi in poco tempo tutto il vantaggio.

Il cuore non andava oltre 140 battiti, la stanchezza e la preparazione insufficiente si faceva sentire, ho raggiunto parecchie concorrenti ( solo donne) tra cui anche la belga con i sandali, alla fine il tempo ottenuto 51’ 17”, non era poi così male.

Nella salita dell’ultimo passo il Sella sono stato raggiunto praticamente da tutti i ritardatari anche “La Nora” quella ragazza tedesca non troppo in linea, per usare un eufemismo, mi ha staccato.

Essere ultimi si rivela un vantaggio nelle discese, in gruppo bisogna stare attenti anche a chi “non sa calare” come si dice in gergo, da solo puoi lasciare andare la bici, e, senza esagerare, provare un po’ l’emozione della velocità.

La discesa del Sella era stata asfaltata di recente, ed era un piacere, ben presto ho ripreso le ragazze, che di solito, se si eccettua qualche eccezione come la Nadia, vanno giù molto prudentemente, e sono arrivato al ristoro di Selva Val Gardena.

Anche grazie ai ritiri continuavo a salire in classifica generale.

6 tappa sabato 1 agosto – km. 65,4 dsl.mt.1034
crono:

Eravamo arrivati all’ultimo giorno, la mattina Stefano Cresti ci ha annunciato che non sarebbe partito gli erano venute a noia le salite; un po’ tutti avremmo preferito fare una tappa pianeggiante con una ascesa leggera come nelle scorse edizioni, nessuno ha apprezzato questa decisione di Stefano, che anche se non aveva la condizione di qualche anno fa, certamente non poteva essere spaventato da questa tappa.

Era prevista la Bolzano – Colle – km. 11 dsl.mt.1034, che sulla carta era addirittura la scalata più impegnativa della 33° edizione; per ragioni tecniche invece è stata fatta la Bolzano San Ginesio, niente affatto semplice.

Avevo affrontato l’ascesa nella prima tappa dell’edizione del 2005 ed ero crollato negli ultimi chilometri forse per una crisi di fame, avevo fatto 1H, 06’ e 57”.

La salita all’inizio ha una bella pendenza, poi spiana un po’, c’è un piccolo tratto quasi in pianura e finisce con una rampa davvero impegnativa.

Ho incominciato abbastanza tranquillo, anche se l’avessi voluto non potevo fare di più, il cuore era sempre sotto i 135 battiti, naturalmente mi ha superato Franco un punto facile, e così l’ho seguito per qualche centinaio di metri, poi su come un diesel.

Man mano che salivo carburavo sempre meglio, i dolori alle gambe erano spariti, nel punto in cui la strada spiana ho raggiunto la belga con i sandali ed il lucchetto.

Aveva proprio l’andatura giusta, ho preso la sua ruota, alla maniera dello stalking ciclistico, siamo andati su regolari, dopo un po’ le ho dato un cambio (mi vergognavo a succhiare le ruote di una signora), ma ho pagato il cambio di ritmo.

All’ultimo la belga mi ha staccato…

Una vergogna, fortunatamente in pochi hanno assistito all’evento.

In classifica finale siamo arrivati terzi come società e quarti nella classifica di merito, purtroppo niente forma di grana ma una quantità di tisane…

Sono stato premiato per la 10° partecipazione…

Il prossimo premio è previsto per la 15° partecipazione, non so se riuscirò a prenderlo, intanto ci provo anche il prossimo anno.

Sono ritornato in auto con il Grassi la moglie e la figlia, inutile dire che il viaggio è stato assai meno stressante

Sergio Breschi

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