Inchiesta sul cicloturismo

Trecentocinquanta milioni di euro all’anno. È un tesoretto nascosto e non sfruttato quello che da subito potrebbe generare il cicloturismo in Italia.

Lo racconta nella sua inchiesta di copertina BC, la nuova rivista della Fiab, la Federazione Italiana Amici della Bicicletta, di cui esce ora il terzo numero. Solo il Trentino Alto Adige, documenta il servizio, è oggi in grado di soddisfare la domanda di quel popolo di appassionati della bicicletta (sono due milioni, secondo stime Fiab) che sulle due ruote decide di passare le sue vacanze e che sempre più frequentemente si dirige verso altre realtà come l’Austria, la Germania e ora anche la Slovenia, che sul cicloturismo investono con successo. Un dato su tutti: il distretto austriaco del Salisburghese, grande come la provincia di Foggia, ogni anno può contare su un indotto di oltre 40 milioni di euro, grazie al richiamo del suo paesaggio, ma anche e soprattutto alle iniziative e alle strutture che al cicloturismo sono dedicate. Abbiamo ricevuto un fascicolo che illustra gli itinerari ciclabili della Svizzera; otto percorsi nazionali, accuratamente segnalati, promossi da una Fondazione che unisce operatori turistici e ciclisti (con il patrocinio delle autorità governative).
In Svizzera, come in altri paesi europei, ci si è accorti che il cicloturismo può diventare un
vero e proprio “businnes”. Quando maturerà questa consapevolezza anche in Italia?
Nella speranza di dare un contributo in questa direzione riprendiamo di seguito alcune pagine, tratte dalla parte introduttiva del fascicolo, dove si parla appunto dei benefici economici del cicloturismo. Per comodità abbiamo tradotto le cifre riportate in lire italiane (tutti i dati riportati sono tratti da documenti ufficiali citati in calce al fascicolo).
Austria
Nel 1991, Ernst Miegelbauer ha condotto un’inchiesta sul’itinerario ciclabile del Danubio (320 km), interrogando ospiti ed esercenti. Nel 1991 circa 100.000 ciclisti e cicliste hanno speso circa 57 miliardi di lire. In media, i cicloturisti sono stati in viaggio nove giorni e hanno speso attorno alle 63.000 lire al giorno. Attualmente, l’Austria dispone di nove itinerari ciclabili autonomi segnalati (con lunghezze che variano dai 110 ai 340 km), che non sono tuttavia collegati fra di loro. Da un’altra indagine si apprende che il 20% dei turisti che soggiornano in Austria usa la bicicletta durante le vacanze.

Paesi Bassi
Nel 1987, la Fondazione “Landelijke Fietsplatform” ha messo in cantiere una rete nazionale di itinerari ciclabili, realizzando fino ad oggi sei cosidetti itinerari LF (Landelijke Fietsrouten) con lunghezze che variano dai 200 ai 360 km. Alla cura e alla manutenzione degli itinerari provvede la Fondazione stessa. Dall’apertura del primo percorso LF nel 1988, sono state vendute complessivamente oltre 100.000 guide (64 pagine). La Fondazione “Landelijke Fietsplatform” dispone di dati completi sulla capacità del cicloturismo di creare valore aggiunto. Nel 1993, 500.000 olandesi hanno trascorso le vacanze pedalando nel proprio paese (con più di due pernottamenti). Un’indagine condotta nel 1993 ha fornito i dati sugli effetti del cicloturismo a livello nazionale. I pernottamenti annui sono stimati a 246.000. Secondo questi calcoli, il cicloturismo fa confluire ogni anno nelle casse nazionali ben 19 miliardi di lire.

Danimarca
La completa rete di itinerari ciclabili danese è stata inaugurata nel 1993. E’ composta da dieci percorsi estesi a tutto il paese e segnalati in forma unitaria. Il primo passo è stato fatto già nel 1989 con la realizzazione del percorso “Heerweg”, del quale sono state vendute fino ad oggi ben 45.000 cartine. Nel 1995, la pubblicazione nazionale “Vacanze in bicicletta in Danimarca 1995” è stata redatta in cinque lingue, con una tiratura complessiva di oltre 5 milioni di esemplari. In un’inchiesta condotta presso gli ospiti di campeggi e di bungalow l’ente turismo nazionale ha appurato che i cicloturisti spendono più dei turisti motorizzati. Da un’indagine condotta nella provincia di Fünen si apprende che, in media, i cicloturisti spendono ogni giorno attorno alle 84.000 lire.

Gran Bretagna
In Scozia, nel 1991, l’ente turistico scozzese ha valutato gli effetti economici del cicloturismo a 76,5 miliardi di lire circa. Nella Contea del Somerset, in un indagine sul cicloturismo condotta nel 1994, si è calcolato che investendo nel ciclismo da 0,5 a 1,5 milioni di sterline all’anno (da 1 miliardo a 4 miliardi di lire circa), il ritorno annuo si situa fra i 4 e gli 8 milioni di sterline (fra i 10 miliardi e i 20 miliardi di lire circa).

Germania
Attualmente la Germania dispone di circa 120 singoli itinerari a lunga distanza, ossia di percorsi interregionali segnalati. Nell’ambito di un’indagine condotta dall’Università di Trier si è appreso che il 96% degli interrogati che aveva percorso la valle della Mosella di propria iniziativa aveva intenzione di ripetere l’esperienza. Oltre a queste promettenti intenzioni, anche il comportamento dei cicloturisti conferma che la domanda potenziale è molto allettante. Conformemente all’indagine sopraccitata, i cicloturisti spendono lungo la Mosella e la Saar circa 100.000 lire al giorno (vitto e alloggio incluso, ma senza viaggio di arrivo e partenza). I cicloturisti non sono dei turisti “poveri”. Il 53% di coloro che si recano nel Münstelrland ha un reddito familiare netto di oltre 4 milioni di lire al mese. Da un’indagine condotta nel 1989 presso i turisti nell’Altmühltal si apprende che, in seguito all’approntamento di itinerari ciclabili, la richiesta di opuscoli da parte degli ospiti è aumentata drasticamente, passando da 929 esemplari nel 1980 ai 21.779 esemplari nel 1990. Una crescita analoga si è verificata nei pernottamenti, che dal 1980 al 1989 sono passati da 0,82 milioni ai 1,83 milioni.
Nel Münstelrland, un terzo dei pernottamenti – pari a 1 milione – va sul conto del cicloturismo.
Da 10 a 15 milioni di cicloturisti percorrono ogni anno gli itinerari del Münstelrland, producendo un fatturato di circa 300 miliardi di lire.
Nello Schleswig-Holstein, il fatturato annuo realizzato con il turismo ammonta a quasi 3500 miliardi di lire. Secondo una stima particolarmente cauta, oltre un terzo di questo fatturato è da ascrivere al cicloturismo.

Conclusione
I risultati provenienti da questi paesi confermano chiaramente che il cicloturismo ha effetti estremamente positivi sull’economia. Tuttavia, dimostrano anche che è indispensabile offrire una scelta di qualità di percorsi ben segnalati.
Naturalmente, non si possono applicare direttamente alla Svizzera le cifre rilevate negli altri paesi. Ma malgrado la grande differenza delle premesse dei singoli paesi, un fatto è certo: il cicloturismo assicura ovunque un’importante creazione di valore aggiunto. I soldi investiti negli itinerari ciclabili svizzeri si riveleranno un investimento estremamente redditizio per l’economia pubblica e turistica del nostro paese.

CICLOESCURSIONISMO

Passeggiando in bicicletta
La bicicletta sta vivendo, in molte regioni d’Italia, una seconda giovinezza.
Ogni anno in primavera, con il primo tepore, alla domenica le strade di campagna si riempiono di ciclisti: giovani con il rampichino, famiglie con bambini sul sellino o al seguito sulle loro biciclettine, signori attempati in tute sgargianti…. la scoperta o la moda, se volete, del cicloescursionismo è ormai una realtà sempre più diffusa…
Muovendosi in bici si fanno delle tranquille passeggiate; non ci sono più solo i ciclisti sportivi (che corrono o fanno molta strada), ma anche quelli che pedalano tranquillamente, fermandosi spesso per una visita o per una sosta.
La bicicletta diventa così un mezzo per scoprire la natura, il profumo dell’aria pulita, il silenzio, il vento tra i capelli, il gusto di sentire il nostro corpo muoversi e funzionare alla perfezione…..
Contemporaneamente si riscopre il nostro territorio che, se visitato muovendosi a ritmi più lenti, nasconde tanti tesori, piccoli ma interessanti particolari storici, naturalistici, ecc.

I problemi
Il problema è che questa riscoperta, questo entusiasmo collettivo per la bicicletta, che contagia sempre più persone, rischia di scontrarsi con una dura realtà: il traffico automobilistico spesso caotico, veloce e pericoloso rende impraticabili per i cicloescursionisti le strade principali, quelle che la maggior parte della gente conosce….
In Italia non è come nel nord Europa, a parte rare eccezioni, non esistono nella campagna piste ciclabili o almeno una segnaletica che indichi le strade secondarie, quelle meno trafficate e più amene.
Da noi la segnaletica è pensata esclusivamente per le auto; se devi andare in un certo paese in bicicletta, nonostante esista una piacevole stradella sconosciuta agli automobilisti, seguendo le indicazioni stradali ti troverai inesorabilmente su una superstrada, tra le auto che ti sfrecciano a “pelo” e che ti suonano prepotentemente il clacson, facendoti sobbalzare dallo spavento.
Quindi chi prende in mano la bicicletta per la prima volta, non conoscendo bene il territorio, rischia di ritrovarsi in mezzo al traffico e, dopo una o due gite ciclistiche poco piacevoli….. andare in bicicletta non sembra poi così bello!!

L’attività promozionale delle associazioni FIAB
Eppure l’Italia è ricca di strade e stradine secondarie, poco frequentate dalle auto… un vero paradiso per i ciclisti.
Nasce così, da parte delle associazioni ciclo-ambientaliste della FIAB, la documentazione di tutta una serie di itinerari e l’organizzazione di ciclo-gite “sociali” (di grande successo). Tutto ciò per favorire un’attività che mette a contatto con la natura, un tipo di turismo che ha un’impatto ambientale uguale a zero….

Una politica per il ciclo-escursionismo
A questo punto però la FIAB si rivolge alle Amministrazioni Pubbliche. Si chiede di riconoscere che il cicloescursionismo e il cicloturismo, che stanno vivendo in questi ultimi anni un vero e proprio boom, sono attività da favorire ed incentivare, per ragioni ecologiche, di promozione dell’attività motoria e di forme alternative di turismo.
– Allora innanzitutto si deve fare in modo che la conoscenza del territorio, di questi percorsi alternativi non resti nell’ambito di pochi appassionati “specialisti” (o comunque di chi risiede nei luoghi), ma un patrimonio di tutti…
Occorre favorire la pubblicazione di mappe e percorsi ciclabili. Interessante è, per esempio, il lavoro che sta facendo la Regione Veneto, con la collaborazione delle associazioni ciclo-ecologiste, ciclo-sportive e di mountain-bikers, di censimento di tutti i percorsi esistenti nella regione per realizzare una vera e propria cartografia ciclistica…
– Un secondo passo dovrebbe essere quello di segnalare questi itinerari, come accade all’estero ma anche in Italia (per es. nel Mantovano…).
– In terzo luogo, specialmente in quei tratti dove non esistono strade secondarie alternative, si dovrebbero realizzare vere e proprie piste ciclabili. Si tratta di stradine, in genere asfaltate (ma non necessariamente, se il fondo stradale è buono), riservate solo alle biciclette.
Quelle realizzate per svago o turismo non sono, in genere, a fianco delle strade per auto, ma totalmente indipendenti in percorsi lontani dal traffico motorizzato spesso immersi nel verde e nella natura. Nel nord-europa ce ne sono molte, mentre in Italia si contano ancora sulle dita. Quel poco che si è fatto, però, ha già riscosso grande successo. Per esempio la pista ciclabile dell’Adige da Trento a Rovereto o la Ciclo-pedonale del Mincio (Mantova-Peschiera, vera e propria pista ciclabile solo da Mantova a Goito, strade secondarie segnalate da Goito a Peschiera). Nella bella stagione il sabato e la domenica sono letteralmente affollate di ciclo-escursionisti.

CICLO-TURISMO

Viaggi in bicicletta
In bicicletta è possibile anche compiere anche lunghi viaggi.
Dove andare? L’Italia, come ben noto, dal punto di vista cicloturistico, non è uno dei paesi più attrezzati d’Europa. Tuttavia, se si programma accuratamente l’itinerario, cercando sulle mappe le strade secondarie, il nostro paese offre molte possibilità.
E in Europa? Olanda, Danimarca, Germania e Austria offrono al cicloturista percorsi attrezzati, con chilometri di piste ciclabili e strade secondarie segnalate.
Anche la Francia e l’Irlanda sono mete classiche, grazie all’infinità di stradine secondarie e poco trafficate che le percorrono.
Comunque tutti i paesi d’Europa possono essere visitati in bici, tutto sta nel programmare accuratamente il viaggio….

Il cicloturismo in Europa
– Il viaggio “cicloturistico”, che in Italia è visto quasi sempre come un’impresa, in molti paesi d’Europa è invece considerato come uno dei tanti modi per passare le proprie ferie, simpatico ma non particolarmente eroico e tantomeno “super-sportivo”.
In Austria o in Olanda durante l’estate si incontrano facilmente gruppi cicloturistici formati da intere famiglie, da anziani, da giovani con carrelli al seguito ricolmi di bagagli, ecc.
Ogni viaggiatore adatta le proprie tappe, i percorsi e l’andatura alla propria situazione soggettiva.

Itinerari ciclo-turistici europei
– La creazione in zone extra-urbane di piste ciclabili o di più semplici percorsi segnalati ha favorito in alcuni paesi europei lo sviluppo di un’attività “a portata di famiglia”, sia ciclo-escursionistica (a breve raggio).
Pensando al ciclo-turismo di più ampia portata sono stati creati anche degli itinerari di interesse nazionale (realizzandoli appositamente o collegandone vari di esistenti).
Ne citiamo alcuni (quelli che ci sono noti).
Austria: Ciclopista del Danubio (Donau Radweg: Passau-Vienna), Ciclopista del Tauern (Tauern-Radweg: Krimml – Salzburg – Passau), Ciclopista dell’Inn (Inn-Radweg: Innsbruck-Passau), Ciclopista della Drava (Sillian-Dravograd).
Germania: Ciclopista del Danubio (Donau-Radweg: Donaueschingen-Passau), Romantische Strasse, Ciclo-itinerario del Reno.
Svizzera e Germania: Ciclopiste attorno al Lago di Costanza (Bodensee).
Danimarca: nel 1993 sono stati creati 10 percorsi nazionali, tutti segnalati che percorrono l’intero Paese. La più nota è la Haervejen, l’antica strada militare. Altre seguono in prevalenza le coste.
Olanda: la fitta rete di piste e percorsi ciclabili che attraversa tutto il Paese permette ai cicloturisti di inventarsi, a piacere, qualsiasi percorso….
– Alcuni di questi percorsi (ad esempio la Ciclopista del Danubio in Austria) attirano da tutta Europa, durante la stagione estiva, un notevole flusso turistico, con la valorizzazione di zone altrimenti marginali e con positive ricadute sull’economia locale (alberghi, ristoranti, “bed and breakfast”, campeggi, ecc.).

I vantaggi “sociali” del ciclo-turismo
Mentre il turista in auto si sposta velocemente da un luogo di grande importanza ad un altro, il cicloturista approfondisce la conoscenza del territorio chilometro per chilometro, riscoprendo e valorizzando luoghi di importanza secondaria, fermandosi a mangiare e dormire in paesi spesso tagliati fuori dalle “migrazioni” turistiche di massa…
E’ naturale quindi che un percorso ciclo-turistico ben realizzato e “reclamizzato” non porta vantaggi solo agli appassionati, ma favorisce attorno ad esso la nascita di iniziative imprenditoriali turistiche.
In secondo luogo va considerato lo scarso impatto ambientale di questa forma di turismo rispetto a quello motorizzato, o comunque di massa, che contribuisce durante la stagione estiva a rendere invivibili le città monumentali più famose, a danneggiare gli ambienti naturali delle località più note, a soffocare in ingorghi d’auto e calche umane gli stessi turisti…..

Una politica italiana per il cicloturismo?
Stupisce quindi la totale mancanza di una politica italiana per favorire il cicloturismo, il che è assurdo e stupido in un paese a vocazione turistica come il nostro e che, per il clima e le attrazioni storico-culturali e naturalistiche diffuse su tutto il territorio, sarebbe molto più appetibile delle classiche mete del cicloturismo europeo.
Noi della FIAB siamo convinti che anche l’Italia dovrebbe puntare su questo tipo di turismo. Nel nostro Paese non esiste un itinerario di interesse nazionale, per questo stiamo lavorando ad un progetto: la “ciclopista del sole”, un itinerario ciclabile che attraversa la penisola dal Brennero fino a Napoli (vedi ciclopista del sole, nelle pagine FIAB).
Il percorso dovrebbe svolgersi, ove possibile, su strade secondarie con scarso traffico automobilistico o, dove esistono, su vere e proprie piste ciclabili.
In parte, fino agli Appennini, l’itinerario è già schedato e collaudato e, al massimo entro un anno, la FIAB pubblicherà le prime schede…
Seguirà la richiesta alle Amministrazioni Pubbliche di dotare il percorso di apposita segnaletica.
Lungo l’Adige da Bolzano fino al confine con il Veneto e in Lombardia, lungo il Mincio, da Peschiera fino a Mantova la Ciclopista del Sole è prevista su degli itinerari e delle Piste ciclabili già realizzate e segnalate (o in fase di realizzazione).
Quindi basterebbe un piccolo impegno, la semplice segnaletica da parte della Provincia di Verona nel territorio di sua competenza e un grande tratto, da Bolzano fino a Mantova, sarebbe già realizzato e segnalato…..

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