Ridersbike: StoryTelling territoriale nel cicloturismo

La creatività, con la sua potenzialità espressiva, veicola emozioni, pensieri, sogni e sentimenti che non possono esclusivamente stamparsi sulle righe di un quaderno o nelle spiegazioni dei libri. Il nostro staff del RidersBike segue da molto tempo l’evoluzione socio-antropologica della società e del turista in particolare, poiché non si può più comunicare come un tempo. Oggi il turista non va più “catturato”, ma va emozionato e coinvolto in un processo di engagement e di co-creazione del valore. Ma cosa vuol dire Storytelling ? Diciamolo in italiano: raccontare una storia. Nello specifico raccontare il territorio e l’esperienza che si è vissuta in esso. Le storie sono fatte di immagini e di video, oltre che testo. Quindi, raccontare storie è un ottimo modo per creare engagement per il mercato internazionale, il quale è molto più evoluto di noi. I confini del brand turistico sfumano nella polarità della Rete, nuovo ambiente culturale, dove la destination dovrebbe ascoltare e monitorare sempre più le storie dei turisti per comprendere il sentiment del proprio brand territoriale. Ecco quindi sorgere il bisogno di “raccontare” su un diario, la propria storia e quella del territorio. Le conoscenze quando sono orientate ad uno scopo divengono bagaglio acquisito e sperimentato della persona. La conoscenza non può provenire solamente dall’apprendimento decontestualizzato, ma la persona ha bisogno di “toccare” con mano, di recarsi nel luogo del sapere, di provare emozioni, di sentirsi partecipe, rispecchiata in quella specifica location.

Nasce su Twitter #Ridersbike, l’hashtag dedicato anche al storytelling territoriale, ove la comunità racconta la sua esperienza cicloturistica mediante il blog.

«Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi. » – Marcel Proust.

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