Turismo rurale italiano, le regioni più ricercate

Il termine “turismo rurale” viene utilizzato correntemente non solo in ambito divulgativo e giornalistico, ma anche tra gli stessi addetti ai lavori, senza peraltro che su tale concetto si sia convenuta una definizione univoca ed universalmente accettata, così come addirittura non esiste univocità rispetto al concetto base di “ruralità”, che dovrebbe ovviamente sottendere ad altre definizioni più settoriali.

Il dibattito sulle forme “alternative” di turismo risale alla metà degli anni ’80, con la crescente attenzione sul turismo “naturale”, “ecologico”, vale a dire con quelle modalità di fruizione turistica strettamente legate alla conoscenza (ed al rispetto) del territorio ospitante, in tutte le sue valenze e componenti. Inskeep (1987) ad esempio sottolineando l’importanza del “turismo alternativo” come mezzo per ridurre gli impatti sociali, culturali ambientali, lo classifica in tre categorie che portano vantaggi sia ai turisti sia alla popolazione ospitante:

a) Agriturismo: alloggio in Bed & Breakfast (ranches e fattorie). I turisti sono integrati con la comunità ospitante. I residenti si impegnano maggiormente nella conservazione dell’ambiente, si rendono conto che i turisti vengono, almeno in parte, per apprezzare gli aspetti naturali della località;

b) Turismo nei villaggi: strutture di piccola scala che, essendo possedute e gestite dalle comunità locali, portano diretti benefici economici. Inoltre, vista la dimensione, hanno un impatto trascurabile;

c) Turismo con interessi speciali o di qualità: lo sviluppo è limitato e altamente controllato, il marketing estremamente selettivo attira un basso numero di turisti che spendono di più, si fermano più a lungo rispetto ai turisti convenzionali. Il Turismo con interessi Speciali include forme di fruizione turistica in specifici aspetti della natura (fotografia, birdwatching ecc.).

Anche a livello internazionale, sia per quanto concerne gli studi settoriali sia sotto il profilo della regolamentazione normativa dei processi e dei relativi servizi, non si riscontra univocità di interpretazione di un fenomeno peraltro presente in forme svariate ma sempre significative.
In Australia e Nuova Zelanda ad esempio esso è riferibile essenzialmente ad ospitalità presso le “farms”, le grandi aziende agricole, e questa situazione pare affermarsi anche in alcune realtà agricole statunitensi (California, Iowa, Montana e Pennsylvania). In Finlandia per contro esso riguarderebbe l’affitto di “cottages” con correlato servizio di catering, mentre in Ungheria si utilizza il termine “turismo di paese” per indicare l’offerta turistica in piccoli borghi agricoli. In Slovenia (cfr. Verbole, 1995) la situazione è analoga ai Paesi anglosassoni richiamati prima, con ospitalità però presso aziende agricole familiari, o presso case affittate “ad hoc”, ma con pasti consumati presso il centro aziendale. In Olanda (cfr. Peters et al., 1994) turismo rurale significa campeggio presso aziende agricole, che talvolta offrono servizi collegati come noleggio di biciclette, cavalli, ecc, mentre in Grecia significa Bed & Breakfast in locali arredati in modo tradizionale, con impiego nella colazione spesso di alimenti auto-prodotti, nonché la possibilità di partecipare ad attività ricreative e culturali organizzate in loco (Turner, 1993).
Nelle Isole Canarie invece l’agriturismo, da tempo praticato, è collegato a sistemi di produzione agricola specializzata (frutta esotica), con le aziende agricole adibite a musei, strutture ricettive, centri di degustazione e didattica (cfr Rural Europe, 1997).

In Francia, Paese fondamentale per le questioni inerenti la ruralità, le azioni intraprese in questi ultimi anni a favore dello sviluppo del turismo rurale s’inseriscono nel quadro delle politiche interministeriali condotte dai ministeri dell’agricoltura e dell’ambiente, dal DATAR (Délégation à l’Aménagement du Territoire et à l’Action Régionale) con la partnership della Conferenza permanente del turismo rurale.

Riassumendo, il turismo rurale è svolto presso piccoli alberghi di charme, bed and breakfast, case vacanze che richiamano clienti interessati al mondo agricolo, ma la cui attività è svincolata dalla concreta attività lavorativa nei campi. Gli ospiti di queste particolari strutture ricettive sono stranieri.

La regione con l’offerta più rilevante è il Trentino-Alto Adige (3.339 aziende) seguita dalla Lombardia (1.327).

Secondo le più recenti statistiche ISTAT (2010), in Italia le aziende agrituristiche sono 19.973, di cui 16.504 offrono alloggio con 206.145 posti letto, 9.914 ristorazione, 11.421 attività ricreative, culturali e didattiche.

Fonti:
1 – Wikipedia
2 – Corintea.it

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